Quanti metri di larghezza servono per inserire un'isola nella cucina di un trilocale anni '70 a Parma - CMG Crea Casa

Quanti metri di larghezza servono per inserire un’isola nella cucina di un trilocale anni ’70 a Parma

A cura di: Mario Conte, fondatore di CMG Crea Casa
Esperienza: Oltre 25 anni di esperienza diretta in cantiere a Parma e provincia
Specializzazione: Ristrutturazioni chiavi in mano con garanzia contrattuale su tempi e costi

In breve: L’isola si decide dallo spazio che resta intorno, non dalla larghezza del mobile: passare in due, aprire il forno, girarsi con le mani occupate. In un trilocale anni ’70 quello spazio quasi sempre arriva aprendo la parete fra cucina e soggiorno, con impianti e cappa da rifare.

Quanti metri servono davvero intorno a un’isola in cucina?

Quando guardi la planimetria del tuo trilocale pensi alla misura dell’isola, mentre la misura che decide tutto è un’altra, cioè quella che resta libera intorno.

Un’isola è un blocco fermo piantato in mezzo alla stanza e da quel momento ogni movimento in cucina gira attorno a lei.

Lo spazio da guardare è quello fra il bordo dell’isola e i mobili alle tue spalle, perché lì dentro ci devi stare tu con le ante aperte.

Prima ancora dei centimetri, chiediti se in quel passaggio ci stanno le scene che in una cucina capitano tutti i giorni:

Passare in due mentre uno cucina e l’altro apre il frigorifero, senza doversi scansare ogni volta.

Aprire il forno e restare in piedi davanti allo sportello aperto, con una teglia calda fra le mani.

Aprire un’anta bassa dei mobili alle tue spalle mentre qualcuno lavora dall’altro lato dell’isola.

Far passare la spesa o un carrello, nelle giornate in cui la cucina è piena di gente.

Nei cantieri che seguiamo a Parma il ragionamento parte da qui, perché in genere serve circa un metro per passare comodi dietro a chi sta cucinando.

Questo numero arriva dall’esperienza in cantiere – non da una norma – e si verifica sempre sulla tua pianta, mai su un catalogo. Vediamo come.

Perché in un trilocale anni ’70 l’isola non entra nella cucina che hai

Gli appartamenti di quegli anni hanno quasi tutti la stessa impostazione, con la cucina abitabile chiusa, la stanza rettangolare, una porta e una finestra.

I mobili stanno su due lati, il tavolo occupa il centro e quello che avanza è il corridoio per arrivare al balcone.

In una stanza così l’isola non toglie soltanto posto ai mobili, perché si prende esattamente lo spazio in cui cammini ogni giorno.

Ecco perché la risposta quasi mai è un numero e la vera domanda diventa un’altra: quella stanza si può allargare?

È il punto da cui parte ogni ragionamento sulla ristrutturazione della cucina a Parma, prima ancora di aprire un catalogo di mobili.

L’isola nasce quasi sempre abbattendo la parete fra cucina e soggiorno

Nel trilocale anni ’70 l’isola diventa possibile quando cucina e soggiorno diventano un ambiente solo, perché è da lì che arriva la larghezza che oggi non hai.

Quella parete non è un dettaglio da decidere all’ultimo, perché prima di toccarla serve sapere se regge qualcosa o se divide e basta.

Se è portante non si butta giù e basta, perché l’apertura resta possibile in molti casi – ma diventa un intervento progettato da un tecnico.

In ogni caso un’apertura del genere passa da una pratica in Comune e non è una decisione fra te e il muratore, come spieghiamo parlando dei permessi.

Cosa cambia in casa quando apri quella parete a Parma?

Buttare giù il muro è la parte che si vede subito, mentre quella che pesa sul lavoro è tutto ciò che quel muro si porta dietro.

L’impianto elettrico che passava dentro la parete: prese, interruttori e punti luce vanno ricollocati dove hanno senso nella stanza nuova.

Il pavimento che stava sotto il muro: al suo posto resta una fascia scoperta da raccordare e i due ambienti spesso hanno finiture diverse.

Il comfort dell’ambiente unico: calore, luce e rumore si distribuiscono in modo diverso quando due stanze diventano una.

Sono le voci che fanno la differenza fra un preventivo che regge e uno che si gonfia a cantiere aperto, come descriviamo nel margine per gli imprevisti.

È anche la parte di investimento che decidi adesso, con la casa ancora intatta e la testa lucida.

“Oggi ho avuto il piacere di conoscere il Sig. Mario, persona seria e onesta. Complimenti e grazie per i consigli”.

Monica Franzosi – recensione Google

Acqua, scarico e prese: gli impianti che finiscono sotto il pavimento

Se sull’isola vuoi il lavello o il piano cottura, gli impianti si spostano in mezzo alla stanza e il lavoro diventa di edilizia prima ancora che di arredo.

L’acqua di carico si tira con poca fatica, mentre il nodo è lo scarico che deve arrivare alla colonna con la giusta pendenza passando sotto il pavimento.

In un appartamento anni ’70, questo significa quasi sempre demolire il massetto lungo il percorso e rifarlo con una spesa che nel preventivo dei mobili non compare.

Poi c’è la parte elettrica che richiede una linea dedicata dal quadro, insieme alle prese di servizio sull’isola: sono tutte scelte che rientrano nel rifacimento dell’impianto elettrico.

In sintesi, sono decisioni da prendere prima che il pavimento si chiuda – perché tornare indietro dopo vuol dire riaprire quello che hai appena finito di pagare.

Scegli il Metodo CMG Crea Casa per capire se l’isola entra davvero

La risposta alla domanda dei metri esiste, però non è uguale per tutti, perché sta nella tua pianta, nei tuoi muri e nel punto in cui passano gli impianti.

Con il Metodo CMG mettiamo insieme queste tre cose prima che tu spenda un euro in mobili: misure reali, vincoli strutturali e impianti.

Se l’isola entra, esce un Piano dei Lavori con ogni lavorazione scritta, dalle demolizioni alla cappa. Se non entra, te lo diciamo prima di partire.

Un investimento su una cucina in cui poi non ci si muove resta un investimento sbagliato, per quanto bella sia la fotografia da cui è nato.

Il Metodo CMG Crea Casa significa questo, portarti a decidere con i dati della tua casa a Parma e con un unico interlocutore dall’inizio alla consegna.

Domande frequenti

Posso mettere l’isola senza abbattere la parete fra cucina e soggiorno?

Capita, però solo se la cucina è già larga abbastanza da lasciarti un passaggio libero su tutti i lati che usi davvero. In un trilocale anni ’70 con la cucina chiusa succede di rado, perché l’isola si prende proprio lo spazio in cui cammini. Il modo per saperlo è misurare la stanza e provarci sopra i movimenti di tutti i giorni, non guardare la larghezza del mobile a catalogo.

Come faccio a capire se il muro fra cucina e soggiorno si può togliere?

Lo stabilisce un tecnico guardando la struttura del fabbricato, perché lo spessore e la posizione da soli ingannano. Se la parete è portante l’apertura resta possibile in molti casi, ma diventa un intervento progettato, con un costo e una pratica edilizia diversi. È la prima verifica da fare, prima ancora di scegliere l’isola e i mobili che ci vanno intorno.

Quanto incide mettere lavello o piano cottura sull’isola?

Non pesa il mobile, pesano gli impianti: lo scarico da portare sotto il pavimento con la giusta pendenza, la linea elettrica dedicata per l’induzione e la cappa da far arrivare al soffitto. Ognuna di queste voci va scritta nel preventivo prima di cominciare, così sai cosa stai comprando e non lo scopri a massetto aperto.

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Se preferisci, puoi raggiungerci a Parma in Via Robert Koch 35/A oppure chiamarci subito:

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