A cura di: Mario Conte, fondatore di CMG Crea Casa
Esperienza: Oltre 25 anni di esperienza diretta in cantiere a Parma e provincia
Specializzazione: Ristrutturazioni chiavi in mano con garanzia contrattuale su tempi e costi
In breve: ristrutturare una casa anni ’90 a Parma vuol dire lavorare su una casa che sembra ancora nuova e intanto ha trent’anni: vetrocamera appannato, caldaia a fine vita, isolamento fermo al minimo di allora e muffa negli angoli. Bagno e cucina, tendenzialmente, reggono ancora. Qui trovi cosa tocchi davvero e in che ordine, prima di firmare.
Perché una casa anni ’90 a Parma sembra nuova e non lo è più
Entri e la casa ti dà ragione. Pavimento integro, muri dritti, tapparelle che scorrono, porte che chiudono.
Poi arriva gennaio. La finestra della camera è bagnata di condensa al mattino.
Dietro l’armadio compare una macchia scura e la caldaia parte e si ferma di continuo.
Una casa di quel decennio ha trent’anni di servizio addosso e li ha spesi quasi tutti nei pezzi tecnici, non nelle superfici che guardi.
Questo cambia il modo di impostare i lavori: qui scegli poche voci e le metti nell’ordine giusto.
Il quadro completo puoi consultarlo anche nella guida per ristrutturare un appartamento a Parma, mentre qui leggiamo questa età precisa.
L’elenco degli impianti nascosti che spaventa nelle case più vecchie qui pesa in generale molto meno, anche perché quel capitolo lo abbiamo già scritto a parte per la casa degli anni ’80.
Vediamo quindi come procedere, passo dopo passo.
Le finestre: perché il vetrocamera di trent’anni fa oggi non tiene?
Il doppio vetro, in una casa di quegli anni, di norma c’è.
A cedere è la sigillatura sul perimetro, la fascia scura che tiene insieme le due lastre.
Quando molla, fra i due vetri entra aria umida e resta prigioniera lì dentro.
Il segnale è quell’alone lattiginoso che non va via nemmeno lavando i vetri da tutte e due le parti.
È il vetro che ha smesso di isolare e da lì in poi lavora come una lastra sola.
In generale, attorno al vetro invecchia anche il resto:
– Le guarnizioni si induriscono: la gomma diventa rigida, perde forma e smette di premere sul telaio.
– La ferramenta si allenta: l’anta chiude ma non serra e in una giornata di vento lo senti dal fischio.
– Il telaio conta quanto il vetro: l’alluminio senza taglio termico d’inverno è freddo al tatto e ti bagna il davanzale.
Sopra la finestra c’è poi il cassonetto della tapparella, uno dei punti da cui una casa di quell’epoca perde di più.
Ne abbiamo già scritto scegliendo i serramenti giusti a Parma e fermando il rumore del traffico, mentre qui serve ricordarsi di aprirlo e di guardarlo insieme al serramento, anche perché guardarli insieme ti evita di scoprire il punto debole a lavoro finito.
La caldaia a fine vita e il riscaldamento fermo agli anni ’90
In una casa anni ’90 la caldaia originale spesso è già stata sostituita una volta e quella che trovi adesso, tendenzialmente, sta chiudendo il suo giro.
I segnali li riconosci da solo: si accende e si spegne di continuo, i ricambi si trovano a fatica, il gas cresce a parità di abitudini.
Qui però si commette l’errore più comune: si cambia il generatore e si lascia tutto il resto com’era.
Ed è per questo che l’ordine che proponiamo parte dall’involucro e arriva al generatore: prima le finestre e i punti freddi, poi la macchina che produce il calore.
(Su cosa mettere al posto della vecchia caldaia, trovi il ragionamento completo nella pagina sulla caldaia a condensazione a Parma).
Resta poi un capitolo che si apre di rado: la regolazione, visto che in quegli anni si accendeva e si spegneva la casa intera, stanze vuote comprese.
Scaldare le camere in un modo e la zona giorno in un altro significa spendere sul calore che usi davvero – ed è in generale la parte del tuo investimento che rende senza toccare un muro.
L’isolamento fatto al minimo: da dove arriva la muffa negli angoli?
Negli anni ’90 l’isolamento è entrato nei cantieri per la prima volta come voce obbligata, anche se l’ha fatto con lo spessore minimo che bastava allora.
Il risultato, in ogni caso, lo tocchi con la mano: la parete grande tendenzialmente tiene, gli spigoli no.
Pilastri, travi e davanzali sono rimasti scoperti: sono i punti freddi dove il vapore che produci cucinando, lavandoti e respirando torna liquido e si posa.
Da lì nascono la macchia dietro l’armadio e l’angolo nero sul soffitto della camera esterna, quella parete che d’inverno sa di cantina.
La cosa importante da sapere è che non si tratta di sporco, anche perché lavare e ridipingere restituisce un angolo pulito per una stagione, difficilmente di più.
“Abbiamo contattato questa impresa per la ristrutturazione del nostro appartamento.
Mario, il titolare, si è dimostrato da subito molto competente, attento ad ascoltare le nostre esigenze ed a consigliarci al meglio. Consigliato!”.
Matteo Coppini – recensione Google
Bagno e cucina ancora integri: si rifanno o si tengono?
Qui la domanda cambia natura, perché le piastrelle sono intatte, i sanitari funzionano e la cucina chiude bene: in questi casi non c’è un obbligo a toccare niente.
Decidono due cose sole: il tuo gusto e il cantiere che hai già aperto.
Orientativamente, la regola pratica che usiamo nelle case di quell’età è questa:
– Se in quella stanza apri i muri o cambi il serramento: è il momento di rifare anche il resto, perché la stanza è già ferma.
– Se non apri niente: bagno e cucina possono tendenzialmente aspettare il giro dopo.
– Se il fastidio è solo la vasca: quella è la voce che, in generale, si sostituisce da sola senza trascinare dietro il resto della stanza.
Sbagliare questa sequenza, di solito, porta a riaprire una parete appena finita.
Quale lavorazione viene prima di quale, te lo dice la pagina sull’ordine dei lavori quando ristrutturi.
Tieni presente che rimandare una finitura è una scelta legittima, mentre rimandare una finestra che appanna significa pagare due volte lo stesso investimento: prima in bolletta e poi in cantiere.
Scegli il Metodo CMG Crea Casa per la tua casa anni ’90 a Parma
Una casa di trent’anni si giudica da quello che sta dietro le superfici.
Apri un cassonetto, guarda l’angolo con l’umidità addosso, leggi la targa della caldaia: sono i tre gesti che, orientativamente, vengono prima ancora di chiedere un preventivo.
La Consulenza col Metodo CMG Crea Casa parte da lì: le tue esigenze, lo stato della casa, la planimetria, il progetto e il capitolato.
Da tutto questo nasce il Piano dei Lavori con le voci che facciamo adesso e quelle che puoi rimandare sapendo perché.
A lavorare da te ci sono professionisti coordinati da un solo interlocutore,dalla prima misura alla consegna delle chiavi.
A Parma e in provincia, una casa così si presta alla formula chiavi in mano: un investimento ordinato, con le lavorazioni collegate fra loro nella sequenza che conviene a te.
Domande frequenti sulla casa anni ’90
Conviene cambiare le finestre di una casa anni ’90 o basta la manutenzione?
Dipende da cosa ha ceduto. Se il problema sono guarnizioni indurite o ferramenta allentata, si registra e si sostituisce quel pezzo. Se fra i due vetri è comparso l’alone lattiginoso, la camera d’aria ha perso la tenuta e difficilmente una regolazione la recupera: lì si cambia il serramento.
Devo rifare tutti gli impianti in una casa degli anni ’90?
Tendenzialmente non serve rifarli per intero. Gli impianti di quel decennio nascono con criteri vicini a quelli di oggi e non portano i guasti tipici delle case più vecchie, di cui parliamo a proposito della casa degli anni ’80. Verifichiamo lo stato di fatto, adeguiamo dove serve e la spesa si concentra su involucro e riscaldamento.
La muffa negli angoli si risolve con la pittura antimuffa?
La pittura antimuffa rimanda soltanto il problema. La macchia nasce dove la parete resta fredda e il vapore di casa ci si posa sopra: finché quel punto resta freddo, la muffa torna. Si corregge il punto freddo e si dà alla casa un ricambio d’aria regolare, poi si tinteggia.
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